Associazione Onlus “LALTRARTE”

Nuove declinazioni terapeutiche per nuovi linguaggi artistici

di Lorenzo Pupi

Siamo andati a conoscere l’Associazione “Laltrarte”, una realtà nuova e unica in Trentino in cui musica, colore e danza si declinano in attività di terapia dedicate a bambini, adulti con patologie psicomotorie e a soggetti che vivono in stato di emarginazione e disagio. Un ente che è già molto attivo dal 2005 e ha preso recentemente sede presso le scuole Savio in san Pio X a Trento. Fondato da professionisti psicoterapeuti, musico-terapeuti e danza terapeuti, propone progetti che partono dall’arte attraverso percorsi terapeutici innovativi. Abbiamo intervistato due dei soci fondatori: Natalina Susat che è danza-terapeuta e consulente sistemico/relazionale e Magoni Francesco, musico-terapeuta e psicologo Transpersonale.

Da dove nasce questa esperienza e a chi è rivolta?

Principalmente dall’intento di integrarsi e scambiarsi delle attività e progettualità che vedano l’arte come mezzo-strumento per aiutare, supportare e divertire, uno strumento teso al benessere psico-emotivo e psichico. Ci siamo fin da subito concentrati per proporre iniziative rivolte al superamento di un disagio psico-fisico diffondendo e operando con le Artiterapie soprattutto con riguardo, come del resto recita il nostro statuto, a fasce disagiate di popolazione, vittime di emarginazione sociale, svantaggiate da una disabilità fisica o psichica. Siamo stati fin da subito interessati alla sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi che ci aiutassero nelle nostre terapie, e abbiamo attivato in questo senso numerose collaborazioni con altre associazioni e istituti di ricerca scientifica.

Potreste definire il concetto di disagio in relazione a questi nuovi linguaggi espressivi?

Il disagio è una fragilità che coinvolge vari livelli della persona: corporeo, energetico, emotivo e mentale. Ad esempio una paresi a livello corporeo può benissimo coinvolgere il livello emotivo del “se”, parte creativa, che è innata come insegna, il noto filosofo Jung. Il nostro intento è quello di mettere in condizione le persone a far emergere il loro lato emotivo e creativo per cambiare lo schema e per non chiudersi in se stessi. Una creatività che mira all’espressività attraverso arti, linguaggi artistici cui corrisponde però un’efficacia scientifica terapeutica riconosciuta. In greco “terapeia” significa assistere, prendersi cura e sostenere. Noi lo facciamo attraverso l’arte e la creatività.

Ci raccontate alcuni dei progetti a cui siete particolarmente legati?

Sono davvero tanti i progetti attivati e li potete visionare tutti sul nostro sito www.laltrarte.org. Testimoniano le molte collaborazioni che abbiamo attivato sul territorio, tra i molti enti vogliamo ricordare Kaleidoscopio, Progetto92, Gruppo 78 e altre cooperative rivolte alla fascia di minori.

Questi riguardano attività rivolte a minori ospiti in centri diurni protetti. Poi abbiamo lavorato con la Rete su progetti mirati al disagio psico motorio, con gli anziani e in particolare con l’associazione Parkinson. Riponiamo molta importanza nel volontariato e abbiamo svolto progetti dedicati anche a questo, con il supporto di Caritas per un progetto formativo con la fondazione Trentino Volontariato.

Siamo andati anche nelle scuole e allora ricordiamo l’esperienza con l’Istituto d’Arte Depero di Rovereto in un percorso sulle prospettive formative delle arti terapeutiche. A Trento abbiamo invece iniziato delle sperimentazioni di gruppo che coinvolgessero ragazzi normodotati insieme a ragazzi autistici.

Credete che si possa lavorare in rete con altre strutture?

Certamente, collaborare con altre figure professionali come i terapisti di Franca Martini ad esempio ti permette di confrontare i diversi approcci creativi che proponiamo con un intervento più classico. É un approccio significativo perché l’attività è supervisionata dal fisiatra e questo dato testimonia che alla base delle nostre proposte vi è un approccio assolutamente scientifico nell’uso delle Artiterapie. É tutto molto semplice: se tu canti suoni e ti muovi un beneficio lo hai e la scienza lo riconosce e lo avvalora.

Come sono i rapporti con i collaboratori? Prevedete momenti di formazione e aggiornamento?

Noi teniamo molto alla formazione delle persone che collaborano con noi. L’arte indubbiamente di per se può fare del bene perché è uno strumento che tutti possono utilizzare, ma ci tengo a precisare che dietro all’uso di questo strumento ci sono psicoterapeuti. Prevediamo una formazione, una supervisione e una psicoterapia personale ai fini di condurre al meglio i laboratori. La danza si sa di per se fa bene ma ad esempio se vogliamo finalizzarla rispetto al contenimento di un adolescente piuttosto che dedicata ad un malato di Parkinson, si presentano diversi obiettivi con diverse procedure tecniche e metodologie che si imparano e vanno supportate in maniera professionale.

Abbiamo capito che credete molto in quello che fate, ma perché avete scelto l’Arte come strumento operativo e su quali disturbi o patologie andate ad intervenire?

Con le arti vai a sviluppare un pensiero laterale, cambi lo schema mentale e sviluppi l’apprendimento, l’accomodamento e puoi aumentare la capacità neurologica della persona e questo è fondamentale in tutte le patologie da deficit cognitivo.

Adesso, con la possibilità di avere una sede e quindi uno spazio a disposizione per le varie attività, possiamo porci anche l’obiettivo di dare più disponibilità verso patologie diversificate con un collegamento con servizi come la neuropsichiatria infantile che hanno incarichi di grande difficoltà e sentiamo di poter offrire un supporto anche dove altre attività non esistono.

Ad un’integrazione tra le arti può certamente corrispondere un’integrazione tra diverse fragilità, abbiamo lavorato con gruppi piccoli e grandi dove le diversità si annullavano. Il processo creativo non c’è più come anche l’identificazione: “Io sono normale”. Ti trovi in uno spazio rituale dove abbatti le barriere.

Certo stiamo iniziando l’esperienza di integrazione tra bambino con grosse difficoltà, la famiglia, l’educatore e altri soggetti. Più figure vengono messe in campo e migliore è l’effetto benefico. Con la terapia si chiude un cerco intorno alla persona. Integrazione come opportunità di condividere un progetto e lavorare in sinergia con altri terapeuti.

Prospettive per il futuro e ambizioni?

Quello di lavorare di più con le disabilità e quindi anche con servizi che possono indirizzare le persone verso le attività che proponiamo, anche perché molti non conoscono la nostra realtà e ampliare l’offerta formativa in sinergia di sforzi è sicuramente una strada che vogliamo intraprendere. Vogliamo ringraziare per il loro impegno ed energia tutti i soci e i collaboratori che attualmente e negli anni scorsi ci hanno sostenuto. Rappresentano figure professionali giovani che si aprono a nuovi percorsi, partendo anche dal volontariato. La creatività può espandere i confini e far emergere aspetti che ti lasciano interdetto e in alcuni casi fanno riconsiderare la diagnosi terapeutica. Certo abbiamo cominciato giusto qualche anno fa a contaminare il suono. Queste tecniche vengono alle volte ritenute strane, quasi dei percorsi spirituali, ma noi teniamo a precisare che partiamo da una formazione scientifica. Abbiamo appurato, anche grazie ad un punto di vista esterno, che tali percorsi portano un beneficio alla persona attraverso lo strumento ludico e artistico.