Trento Accessibile

Si riapre il dibattito sulle barriere architettoniche. Ripensare insieme la città significa, combattere sia le barriere fisiche che mentali.

di Lorenzo Pupi

Trento è città capoluogo trentino, si staglia lungo le anse centrali del corso del fiume Adige, circondata da comuni e sobborghi, incastonata tra le Alpi e da sempre storico crocevia di genti rimane legata alle sue tradizioni ma con uno sguardo alle nuove esigenze.

La vastità della zona comunale conta 150.000 abitanti con una densità di popolazione pari a 736 ab./km². Da sempre sito strategico sia dal punto di vista geografico che politico, è ricca di storia e cultura, regala al visitatore una commistione architettonica che abbraccia l’antico, il sacro e contemporaneo. Questa sua caratteristica calata in un contesto alpino ha posto nella storia problemi di mobilità di varia natura e sempre nuovi. La città è in comunicazione con molte valli limitrofe, come la val di Fiemme e la Valle di Non per citarne alcune ed è un punto di passaggio obbligato per chi intende andare in Austria e da lì in tutta Europa valicando il Passo del Brennero. Una mobilità dunque stratificata e complicata che deve essere ospitata da una valle che per quanto ampia è pur sempre uno spazio limitato. Ferrovie, Autostrade, strade secondarie che risalgono le pendici delle montagne e le zone produttive circostanti, tutto per garantire maggior capacità di spostamento a chi vive o si sposta in Trentino.

La mobilità deve essere garantita a tutti e con essa l’accessibilità agli spazi. Tutto questo rappresenta una rete visibile che permette di incontrarsi, di andare a lavorare, di studiare senza alcuna distinzione. Sono molte le associazioni che si sono occupate della questione accessibilità, soprattutto in riferimento alle classi sociali svantaggiate. Si ricordano eclatanti gesta di qualcuno che in passato ha combattuto molto per il diritto alla mobilità di persone con disabilità psico-fisiche; si è fatta molta informazione, sono state interpellate e coinvolte le amministrazioni di comuni, Provincia e Regione arrivando ad organizzare una città a misura di tutti, o quasi.

Tali battaglie hanno portato, nel bene o nel male, ad un accrescimento della coscienza sociale. Negli anni ‘90 nascono i primi servizi di trasporto dedicati a persone con handicap fisici come ausilio ospedaliero, come mezzo per raggiungere un luogo lavorativo o di studio, cominciano ad essere sbarrierati gli uffici pubblici, i luoghi di ritrovo, nonché le scuole e le università. Una città a misura di disabile, si direbbe, ma se a fronte di un riconosciuto impegno concreto delle parti sociali e delle amministrazioni si è fatto molto nel corso degli ultimi anni, rimangono questioni in sospeso che esigono interventi celeri e che rispondano ad istanze di tutti.

Una città accessibile nel vero senso della parola prevede soluzioni architettoniche e pratiche che non fanno distinzione tra persone disabili e normodotate. Lo scivolo o la rampa di accesso a qualsiasi spazio pubblico ad esempio è un ausilio sia per la madre col passeggino che per l’anziano, piuttosto per chi è costretto in sedia a rotelle. Vogliamo riportare l’attenzione del lettore e degli interessati sul cuore della questione “accessibilità” che per forza di cose riguarda sia il centro storico, sia le periferie meno frequentate.

Lo faremo cercando di porre la questione sotto la lente di ingrandimento, scoprendo luoghi, atteggiamenti e in generale le barriere fisiche e ideologiche che incrostano una libera accessibilità di spazi e pensieri. Cominciamo parlando di un luogo simbolo della città di Trento, il Castello del Buonconsiglio e l’adiacente Piazza Mostra, che accolgono ogni anno molti visitatori e malgrado alcuni piccoli interventi non strutturali risultano essere ancora poco accessibili alle persone disabili e non solo.

Il castello, lo ricordiamo è stato eretto nel ‘200, ha ospitato per cinque secoli i principi vescovi della città. La struttura più antica è rappresentata dal Castelvecchio del XIII secolo, poi riedificato. Accanto venne costruita per volontà di Bernardo Clesio il Magno Palazzo. Altre torri del castello sono Torre d’Augusto, il torrione principale e la Torre del falco. Di fronte all’entrata principale del castello, al di là della strada, è inoltre presente un sarcofago di pietra. Secondo la leggenda, il Castello del Buonconsiglio prima si chiamava Malconsiglio a causa delle streghe che infestavano la Torre d’Augusto e che furono cacciate dopo il Concilio. É una struttura imponente e architettonicamente complessa che negli anni ha dovuto sopportare il peso di strade trafficate che la circondano. Non esattamente un tributo a chi ci ha lasciato in eredità una struttura così magnifica che nel tempo ha rispettato il suo carattere inaccessibile. Ma i tempi cambiano, come anche le proposte e gli impegni per valorizzare l’area. Lo sanno bene i giovani architetti e designer dell’Associazione Campomarzio, attivi con progetti dedicati alla cittadinanza per una città più vivibile.

Il loro primo progetto, il “Progetto #00”, riguarda proprio un intervento sul Castello e la Piazza adiacente che da troppo tempo hanno perso integrità e sintonia. Una strada separa infatti i due spazi rendendo difficile e pericoloso l’attraversamento per i pedoni e la piazza è diventata niente di più di un posteggio per autoveicoli. Osservando il progetto si ritrova la soluzione di continuità tra i luoghi, non solo architettonica ma anche sociale: questo è il risultato di una ricerca promossa autonomamente da Campomarzio durante il primo semestre del 2013. Il progetto ha coinvolto un gruppo multidisciplinare composto da 18 professionisti, tra architetti, ingegneri, paesaggisti e sociologi. Con Piazza della Mostra, Campomarzio inaugura la propria attività di riflessione e promozione di dibattito sulla città di Trento, sulle sue criticità e potenzialità. Lo fa utilizzando lo strumento progettuale e queste le loro motivazioni:”Siamo convinti che i problemi della città possano e debbano essere risolti attraverso il ridisegno dello spazio, sapendo accogliere in maniera adeguata le esigenze di una moderna società del XXI secolo.”

Di questo progetto se ne è parlato sui quotidiani locali e in occasione di incontri con amministrazione e cittadinanza e la cosa interessante è che oltre ad essere stato fatto a titolo gratuito, propone soluzioni per tutti. Dalle immagini riportate potete farvi un’idea chiara di questa proposta; il fatto che venga da un’associazione di giovani professionisti mossi dalla voglia di cambiamento e condivisione fa ben sperare che la cultura allo sbarrieramento abbia i tempi contati. Un cambiamento culturale è necessario ricordando anche le parole di Giuseppe Melchionna intervistato dall’Adige: “.. la difficoltà maggiore è abbattere le barriere psicologiche. Deve nascere una mentalità più civile in tutti quanti, nel capire che gli ostacoli per la vita dignitosa di un disabile vanno abbattuti. Servono educazione e sensibilità”.