La settimana dell’inclusione

Un’esperienza per comprendere gli ostacoli che alcune persone incontrano nella vita di tutti i giorni

di Giulio Thiella

L’iniziativa proposta da Reatech Italia, la rassegna dedicata all’autonomia, accessibilità e inclusione, mira a portare all’interno delle scuole una maggiore consapevolezza e sensibilità verso il mondo della disabilità, proponendo agli alunni un approccio diretto con essa.

Mettersi nei panni degli altri significa immedesimarsi nella realtà quotidiana di altre persone, e il progetto d’inclusione, che è stato proposto in una scuola media di Merano, ha lo scopo di far vivere in prima persona ai giovani studenti le difficoltà quotidiane di chi è portatore di handicap. Durante la settimana i ragazzi vengono messi in condizione di non poter udire per mezzo di tappi alle orecchie, o di non poter vedere tenendo un fazzoletto sul viso, o ancora di non poter compiere movimenti con una mano. Queste attività, anche se inizialmente possono essere prese con leggerezza dai piccoli partecipanti, in breve hanno invece l’effetto di farli riflettere su ciò che momentaneamente non sono più in grado di fare, sui limiti che hanno incontrato e su come poterli superare.

L’utilità di questa esperienza è duplice; difatti se da un lato il bambino che s’immedesima nella disabilità capisce in prima persona le difficoltà che questa comporta, allo stesso modo il suo compagno, con il compito di aiutarlo a compiere quei gesti che appaiono impossibili, deve capire come interagire con i nuovi limiti del primo. Il compito di chi assiste è quello di prodigarsi per far si che il primo affronti quegli ostacoli che non riesce a superare da solo, per far si che non ci siano per lui gradini insormontabili; è anche importante capire quali disagi può incontrare il suo compagno, deve quindi avere pazienza ed aiutarlo, ma senza prevaricarlo compiendo per lui anche i gesti più semplici, perché in questo modo si va contro allo sviluppo di quell’autonomia che ogni persona, nelle sue capacità e nei suoi limiti, si ritaglia nella vita quotidiana.

Così gli studenti a coppie seguono la lezione di disegno, ma uno dei due, bendato, avrà bisogno delle indicazioni dell’altro; alla fine dell’ora il primo avrà imparato a conoscere ed affrontare gli ostacoli relativi alla mancanza della vista, mentre il secondo si sarà prodigato per assisterlo, e avrà così capito come potersi rendere utile per aiutare chi ha questo deficit.

“Prima di giudicare una persona, cammina per tre lune nelle sue scarpe”. Anche se l’esperienza che gli studenti hanno vissuto è durata solo una settimana e non i tre mesi dell’antico proverbio, il messaggio che dovrebbe loro giungere è proprio quello di provare ad immedesimarsi in realtà diverse dalla propria, capire quindi le difficoltà di chi ci sta di fronte per conoscerlo più a fondo, sviluppando di conseguenza una nuova sensibilità verso gli altri. Capire che l’autonomia di ognuno dipende dalle sue esperienze di vita, dalle sue capacità e dai limiti che gli si pongono di fronte nella quotidianità sarà di aiuto a quei ragazzi che faranno tesoro delle cose apprese durante la settimana, un dono speciale che dovranno conservare e sviluppare nella loro vita da adulti, utile a sconfiggere anche i pregiudizi più forti.