L’Universiade Trentino 2013

L’evento raccontato nel reportage di una volontaria

di Elena Bazzanella

La parola chiave dell’Universiade 2013 non è sport, non è gara, non è vincere. La parola che definisce lo spirito che ha animato questo evento è squadra. Parlo da volontaria: una persona che non ha particolari interessi sportivi né competitivi, una persona che voleva semplicemente essere parte di qualcosa di grande e unico. E ci è riuscita. La squadra era sì qualcosa di costruito -ad ognuno erano stati affidati un ruolo e dei compiti precisi- ma era soprattutto qualcosa di sentito. Entrare ogni giorno in ufficio, organizzare il lavoro con i compagni e sentire che insieme si riesce a far funzionare la macchina (nel mio caso dell’ufficio stampa) dell’Universiade era qualcosa di entusiasmante. Lavorare a stretto contatto con i giornalisti, sia italiani che internazionali, aiutarli a stilare le classifiche giornaliere o ad intervistare gli atleti, era qualcosa che -almeno, per chi non è del mestiere- dava grande motivazione e soddisfazione.

Il volontario è stato definito il “vero protagonista” dell’Universiade ed è stata ammessa l’enorme difficoltà della realizzazione di eventi di questo tipo senza il suo contributo. In circa 2200 hanno risposto all’appello, spinti non solo dalla passione per lo sport ma anche dalla voglia di fare delle esperienze lavorative stimolanti, dalla possibilità di conoscere giovani atleti provenienti da tutto il mondo, dall’occasione unica di poter partecipare ad un evento di portata internazionale e poter dire: “io c’ero!”.

Nonostante il Trentino abbia accettato l’incarico solo a marzo del 2012, in sostituzione della Slovenia, i risultati sono stati soddisfacenti. Il presidente del comitato organizzatore, Sergio Anesi, ha dichiarato che la buona riuscita dell’organizzazione dell’Universiade in così poco tempo si deve “a due caratteristiche che hanno fatto del Trentino la Provincia di Italia più vicina al mondo dello sport: l’ampia dotazione di impianti sportivi e soprattutto la grande capacità organizzativa assicurata dai tanti comitati locali e dalle migliaia di volontari”.

Il continuo riconoscimento del ruolo fondamentale dei volontari è stato ripetuto in modo costante durante tutto il corso della manifestazione. Anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, ha definito il “fattore umano, inteso come energia, competenza ed entusiasmo,” uno dei “punti di forza” della XXVI Universiade. Lo stesso motto inspired by U vuole trasmettere quest’idea: “voi inteso come studenti, atleti, volontari, allenatori, giudici, spettatori” (Gallien, presidente FISU).

Se i volontari sono stati il motore dell’Universiade, gli atleti ne sono stati -ovviamente- il cuore: 3.600 giovani provenienti da 61 paesi dei 5 continenti si sono sfidati nel biathlon, nella combinata nordica e nel curling, nel freestyle e nell’hockey, nel pattinaggio artistico, nel salto speciale, nello sci alpino e di fondo, nello short track, nello snowboard e nello speed skating. Hanno vinto 234 medaglie in dieci campi di gara sparsi per quasi tutto il Trentino: Alba di Canazei, Baselga di Pinè, Cavalese, Monte Bondone, Passo San Pellegrino, Pergine Valsugana, Pozza di Fassa, Predazzo, Tesero e Trento.

È dal 1959, anno in cui Primo Nebiolo organizzò la prima Universiade, che ogni due anni studenti universitari di tutto il mondo si incontrano e gareggiano in quello che è il secondo evento internazionale più importante dopo le Olimpiadi. Lo stesso nome vuole esprimere, oltre che la provenienza universitaria degli atleti, l’universalità della manifestazione sportiva. Nebiolo, all’epoca vice presidente del CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano), prese l’idea dell’Universiade dagli eventi sportivi universitari; dopo aver partecipato alla settimana internazionale dello sport universitario a Parigi nel 1957, decise, infatti, di creare una manifestazione simile a quella olimpica.

Il Trentino ha certamente voluto distinguersi la sua edizione dell’Universiade per quanto riguarda l’innovazione. Di questo ne è un buon esempio la torcia: progettata da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento, ricorda la forma di una genziana, fiore raro ma tipico delle Alpi Trentine e presente, con differenti specie, in tutti e cinque i continenti. La sua simbologia si spinge però ben oltre questo. Innanzitutto questo lavoro vuole unire la tradizione con l’innovazione: l’interno della torcia è composto da una fiaccola in cera con fiamma libera e ben visibile da lontano, mentre il materiale della struttura esterna è un innovativo acciaio inossidabile blu, colore dell’Europa, denominato TSteel. Sull’impugnatura ci sono i cinque colori che rappresentano le cinque stelle FISU (e i cerchi CIO); ogni colore è un omaggio a un continente: il nero celebra l’Africa, e il disegno richiama la montagna e lo sci; il verde è il colore dell’Oceania e simboleggia la roccia: l’immagine è quella del dorso di un libro -un richiamo al sapere e allo studio- con la scritta Winter Universiade Italy - Trentino 2013; il giallo, colore dell’Asia, simboleggia il legno dei boschi trentini, materiale usato per le attrezzature sportive; il rosso, l’America, ricorda le attrezzature da curling; il blu simboleggia l’Europa. Papa Francesco ha acceso la torcia il 6 novembre 2013 a Roma, volendo forse così dichiarare la sua condivisione dei valori che rappresenta: amicizia, fratellanza e gioco di squadra, avanguardia nella ricerca scientifica e fiducia nei giovani, oltre che, naturalmente, cultura dello sport.

Anche il braciere dell’Universiade trentina si è voluto distinguere per livello di innovazione: è il primo che utilizza una tecnologia LED. In linea con il progetto “Emissione Zero”, la “Genziana delle Dolomiti” è composta da cinque petali di legno dotati di una struttura in acciaio riempita di luci LED blu e da una fiamma composta da LED gialli e rossi a basso consumo energetico.

Il rispetto dell’ambiente infatti è stato uno dei principi guida dell’Universiade: il progetto “Universiade Zero Emission” si pone come obiettivo quello di realizzare l’evento senza incrementare l’emissione di gas climalteranti. Le azioni per realizzare il progetto sono state svariate e di diverso tipo: dall’utilizzo di carta riciclata negli uffici, al coinvolgimento di progetti provinciali per la sostenibilità ambientale, dall’utilizzo dei mezzi pubblici all’impiego di squadre di ricercatori per specifici progetti.

I valori dell’Universiade Trentino 2013 ampliano e superano perciò quelli dello sport: come in una squadra tutte le persone coinvolte cooperano per raggiungere l’obiettivo. Insieme si festeggia non solo per la medaglia vinta, ma anche per le amicizie fatte durante il percorso e i valori che si è imparato a condividere, sapendo che si è parte di qualcosa di grande, che va oltre i confini della lingua, della nazione, della religione. La gara sportiva è il pretesto per unire studenti e giovani di tutte le parti del mondo, la competizione sportiva è la scusa per trovare qualcosa da condividere e da scambiare. Pensiero ben riassunto dalle parole del Presidente della Repubblica: “Come ci ha insegnato Nelson Mandela lo sport può abbattere barriere, unire popoli e cambiare il mondo. Sono convinto che i partecipanti alle Universiadi sapranno raccogliere questo messaggio e contribuire alla costruzione di un futuro di pace” (Giorgio Napolitano).