Il vento della libertà

Fabrizio Olmi ci racconta la sua esperienza con la barca a vela

di Dorotea Maria Guida

Lo scafo della piccola barca solca leggiadro la rima dell’onda, un alito di vento accarezza la randa governata con l’esperienza fatta propria dall’umanità in millenni di navigazione. Seduto, un uomo con le sue cime e il timone; ha le spalle larghe e le braccia robuste, nessun segno che possa farci intendere a una disabilità.

Eppure lui è l’atleta Paralimpico e istruttore di vela Fabrizio Olmi, milanese, nato il giorno di San Valentino di quarantatré anni fa.

Lo abbiamo incontrato in Liguria, con base logistica alla nuova Marina di Loano, per l’edizione 2013 dei Campionati Italiani Classi Olimpiche, la manifestazione che riunisce i vari campionati delle barche con cui la vela è presente alle Olimpiadi. Nella tre giorni di manifestazione che ha visto oltre 200 velisti affrontare condizioni di mare dure, quanto entusiasmanti, con 30 nodi di vento, sole cocente e un metro e mezzo d’onda, Olmi ha portato con se i velisti del Circolo velico AVAS di Lovere sul lago d’Iseo.

Gli abbiamo chiesto di raccontarci un po’ di se e mentre i suoi ragazzi scendono dalle imbarcazioni, e si recuperano vele e cime ci dice: “Nel 1988, a diciotto anni, in seguito ad un incidente stradale, ho riportato la lesione della terza e quarta vertebra dorsale con conseguente paraplegia. Dopo la maturità ho avviato un laboratorio odontotecnico in società per una decina d’anni. Nel 2000 ho ceduto le mie quote e ho deciso di frequentare un master di specializzazione per web designer. Successivamente ho iniziato a lavorare come grafico presso una cooperativa sociale di Erba dove lavoro tuttora.”

La vicinanza al Lago di Como gli ha permesso, di avvicinarsi a quell’elemento meraviglioso che è l’acqua; qui, infatti, ha iniziato ad andare in barca frequentando un corso di vela su imbarcazioni classe 2.4 a Dervio. Continua Fabrizio: “Qui ho trovato un “maestro, ovvero Carlo Annoni, che mi ha trasmesso le sue conoscenze veliche e mi ha portato a raggiungere importanti risultati in ambito nazionale ed internazionale.”

L’imbarcazione

Poi Fabrizio ci spiega: Il 2.4 nasce a Stoccolma nel 1983 progettato da designer locali che utilizzarono la regola “R Metre” per creare un’imbarcazione singola a bulbo. La 2.4 mR. è di una vera e propria barca “purosangue” caratterizzata da una complessità e sofisticatezza tipiche delle imbarcazioni a bulbo, ma ai costi e con la sensibilità di una più semplice deriva. Si tratta di una sorella minore, in termini di dimensioni, di barche utilizzate per la Coppa America, (la generazione di Azzurra tanto per intenderci). Poiché il timoniere si trova seduto all’interno dello scafo esattamente davanti a tutte le manovre di controllo, le regate sono disputate in formula “open” (escluso paralimpiadi e mondiali IFDS) cioè aperta a uomini, donne, giovani e non più giovani, abili e persone con disabilità fisiche, tutti regatano insieme senza nessuna distinzione di categoria. Dato che il peso dell’equipaggio si trova sempre vicino al suo centro di gravità, l’imbarcazione 2.4mR non è particolarmente sensibile alle differenze di dimensioni dell’atleta. La classe 2.4 ha ottenuto ben presto una notevole popolarità per le sue qualità uniche e si è diffusa in tutto il mondo. Nel 1992 la classe ha ottenuto lo status di “Classe Internazionale” e da allora ogni anno viene disputato il campionato del mondo con una partecipazione compresa fra le 60 e le 100 unità. Poiché il 2.4mR è adatto a velisti diversamente abili è stato scelto come classe in singolo per le Paralimpiadi a Sydney nel 2000.

La definizione di Atleta Paralimpico non è casuale per Fabrizio Olmi che ha disputato ben tre delle ultimi edizioni: Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012.

Quale bagaglio d’esperienze ti hanno lasciato delle gare d’interesse mondiale come le Paralimpiadi?

“La prima Paralimpiade è arrivata dopo soli tre anni che regatavo nel circuito nazionale ed internazionale e quindi è stata una sorpresa! Nelle altre due l’emozione della prima volta ha lasciato spazio all’aspetto agonistico. I ricordi più belli sono rivolti a Londra, o meglio a Weymouth e alla sua baia, dove abbiamo regatato. Ma soprattutto al gruppo con cui ho condiviso quelle settimane.”

Non solo atleta e regatante, come ama definirsi ma anche istruttore avendo conseguito il brevetto di Istruttore Federale di Vela della FIV nel 2011 e dopo Londra si è dedicato alla formazione di nuovi velisti con disabilità presso la scuola vela del circolo AVAS di Lovere. “Oltre ai corsi, ci dice soddisfatto - seguo un gruppo di “ragazzi” cercando di trasmettere quello che ho imparato in tanti anni sulla classe 2.4. Sono il presidente di un’associazione di volontariato denominata DISVELA, il cui scopo è di avvicinare persone disabili allo sport della vela sia a livello agonistico sia da diporto. (vedi www.disvela.it)

Il vento e le sue sensazioni

Fabrizio descrive: “Adoro andare in barca a vela, anche solo uscire per qualche ora sul lago insieme ad amici. La passione per questo sport è fortissima. Quando non esco in barca, per un po’ di tempo sento che mi manca qualcosa... è difficile a parole esprimere le molteplici sensazioni che si provano quando si “va per mare”... Forse il termine che le riassume tutte è libertà!

Grazie a Fabrizio Olmi.