16 giorni

l’Oceano come non l’avete mai visto

di Lorenzo Pupi

Ho le labbra salate, asciutte, tutto si muove e fa parecchio caldo. Ma che ore sono? L’orologio di bordo mi segna l’una e mezza GMT, orario convenzionale usato per evitare il cambio di fuso. Ho ancora mezz’ora, mezz’ora prima del mio turno di guardia, che bellezza, vorrei solo dormire un altro po’ ma tutto si muove, quel mestolo continua a sbattere con insistenza sul fornello, la bottiglia mezza vuota rotola sul paiolo da almeno un’ora e lo schermo del computer lancia strani lampi di luce ad ogni sussulto della barca. Ma non importa, troppo stanco per sollevarmi ora, ho solo mezz’ora per tentare di chiudere occhio.

“Oi.. Pssss... Hei Lore! È il tuo turno.. dai su..” - “Sì capitano, adesso mi ricompongo e arrivo..”

Cavolo, di già ?! Il tempo è volato e tocca a me. Su... uno, due, tre alziamoci...ma in fondo posso permettermi ancora due minuti di sonno intanto che il buon Stefano scrive la nostra posizione sul diario di bordo, poi mi alzo. Che stanchezza e che sete però.. “Hei capitano com’è fuori?” - “Si, vento da est-sud-est a 15 nodi, la barca è stabile e non ci sono navi cargo attorno, vai tranquillo ma occhio alle vele se il vento gira. Io mi butto a letto che non ce la faccio proprio più”.

Mah, speriamo sia davvero una guardia tranquilla anche perché sono stanco e oggi non ho riposato per niente. È stata una giornata intensa, e poi siamo reduci da tre giorni di vento forte a e onde frangenti al traverso. Con quelle condizioni l’ideale sarebbe essere vicino alla costa alla ricerca di un ormeggio sicuro in porto e una birra fresca in mano, ma in mezzo all’atlantico si può andare solo avanti e aspettare che passi.

Bene, cerata addosso, frontale in testa, imbrago e salvagente: pronto per cominciare. Magari mi faccio anche un paio di biscotti e gelatina di Goyaba, frutto esotico all’apparenza simile a un fico, ma dal gusto totalmente diverso, speriamo mi dia un po’ di energie. Butto la testa fuori e in effetti tutto è tranquillo, Stefano mi ha lasciato una barca regolata a dovere e a parte il soffio del vento e le onde sullo scafo non c’è nessun rumore fastidioso come una vela che sbatte e o un ferro che cigola. Tutto è in ordine e si viaggia a velocità sostenuta.

Pur essendo notte fonda sembra non essere così buio, e in lontananza riesco a distinguere groppi di nuvole che ci inseguono, ci sovrastano e ci superano incessantemente. È l’aliseo del sud che li sospinge, e insieme a loro anche noi sulla nostra barchetta di dieci metri in questa oceano sconfinato. Non mi ero mai sentito tanto piccolo prima d’ora. Un puntino circondato da migliaia di chilometri d’acqua attorno, un abisso sotto e una volta stellata infinita sopra. Una sensazione incredibile che prima ti fa sentire estremamente vulnerabile togliendoti il fiato, ma che dopo qualche tempo, quando l’orecchio riconosce i sussurri del vento, la pelle raccoglie il salmastro dell’aria e gli occhi vedono molto più al di là dell’orizzonte, è una condizione cui non riesco proprio a rinunciare. Non sono più un puntino nel nulla, intorno a me c’è acqua, un oceano e che mi avvolge con il suo vento e il suo calore. Mi sento protetto da questo ambiente, non sono più un oggetto estraneo, ma parte del tutto. È come una fusione molecolare per cui i sensi si connettono con l’ambiente esterno e la paura, matura in rispetto e semplice osservazione di ciò che ti circonda.

La notte, ho scoperto poi essere il momento migliore per la guardia. Innanzitutto è l’unico momento della giornata in cui si sta un po’ con se stessi, dopo aver condiviso spazi ristretti per dodici ore di fila con altre tre persone, non c’è nulla di meglio.

Poi c’è l’autopilota che fa il grosso del lavoro. Eh si, il nostro buon vecchio “Simrad” modello TP30 è divenuto membro effettivo della barca.

È anche grazie a lui, al suo lavoro preciso e incessante che abbiamo potuto trascorrere 16 giorni in mare aperto, dove la fatica ti può colpire in ogni istante, il sole darti la testa e mantenere la rotta diviene di vitale importanza, è una questione di sicurezza. Non ci si può permettere di andare a zig zag in mezzo all’oceano, bisogna tenere conto di venti, correnti, quantità di carburante, provviste di cibo e acqua, morale dell’equipaggio. Più la rotta è costante e più si abbassano le probabilità di incorrere in imprevisti. L’aiuto più grande l’autopilota lo esprime la notte. Con lui attivo diviene momento di introspezione e di calma infinita, durante la quale si può riflettere su tutto, o abbandonarsi al nulla, ai profumi del mare, cercando di scorgere le stelle cadenti tra le nuvole.   Hai il tempo per apprezzare eventi straordinari, generati da insospettabili organismi, che insieme sono definiti “plancton” e che di notte, al passaggio della barca sulla superficie dell’acqua, mostrano tutta la loro natura bioluminescente creando una scia verde, a volte pulsante e del tutto surreale.

Una volta durante l’ultimo turno, mentre ero distratto dall’insieme delle cose ho fatto un incontro davvero speciale. Eravamo già sotto l’equatore e la notte era come pece, quando una figura grigiastra ha iniziato a volteggiare sopra la mia testa, preso dall’assurdità dell’incontro mi ci è voluto qualche minuto per capire che fosse un uccello di piccole dimensioni, venuto da chissà dove visto che intorno a noi c’era solo acqua per un raggio di 1000 km. Era chiaro che per lui incontrare una barchetta nel nulla poteva essere altrettanto strano, ma di sicuro un’ ottima occasione per riposarsi e rimediare un passaggio prima del sorgere del sole. È stato a farmi compagnia appollaiato a prua per tutto il mio turno ed è ritornato a momenti anche nei turni dei miei compagni di bordo.

L’oceano è così: un’entità fisica strana, inizialmente ti esalta facendoti sentire un esploratore d’altri tempi, poi ti punzecchia rovesciandoti addosso secchiate d’acqua e onde frangenti, ti strema con la sua apparente monotonia logorandoti dentro, smorzando l’entusiasmo e le energie, ma quando credi che non ci sia più niente da scoprire ti dona i suoi segreti uno alla volta finché non ti cattura definitivamente. A questo punto il suo richiamo ti raggiunge ovunque tu sia e per quanto tu possa far finta di ignorarlo è fatta, ne divieni parte come una piccola goccia.