Elo Partecipativo!

Il “Criloa” sulle onde dell’oceano per ricordare a tutti il legame tra mare, terra e cultura

di Lorenzo Pupi

Un’antica storia araba narra di un tempo in cui esisteva una sconfinata savana vergine, dove gli animali vivevano indisturbati. In questo luogo idilliaco a regnare su tutti, per forza e grandezza, erano un leone e tre giovani tori. Questi ultimi avevano una livrea diversa ognuno: uno era nero, uno bianco e uno color ocra. Insieme e uniti esprimevano una potenza contro cui il leone nulla poteva.

Più e più volte, infatti, egli aveva tentato di sopraffare i tre fratelli, ma mai era riuscito neanche ad avvicinarli. Venne il giorno però, in cui tutta la foresta fu scossa da un richiamo, era il leone che accogliendo a se i più curiosi disse: “ Ascoltate amici, ascoltate tutti! La nostra terra, si trova ora in grave pericolo, l’uomo sta venendo in queste terre per cacciare di notte, con l’oscurità, mentre tutti dormono. Uno tra noi rappresenta un pericolo... Pensateci amici! Il toro bianco è l’animale più visibile di notte ed è un rischio per tutti: i cacciatori lo noteranno di sicuro, entreranno nelle nostre terre e a quel punto anche noi verremo catturati e uccisi. Io, amici, potrei risolvere il problema...”. Il toro nero e ocra, che passavano di lì per caso, udendo tale eresia, inizialmente rimasero contrariati, ma, convinti dalla folla in delirio, iniziarono anche loro a temere per la loro vita. Acconsentirono dunque alla proposta del leone, lasciando solo e indifeso il fratello bianco, che venne sbranato senza pietà.

Passò qualche mese e il leone non ancora sazio, annunciò che all’orizzonte si stagliava un pericolo ancora più grande: “ Amici, ascoltate tutti! ! I cacciatori sono alle porte della savana, e hanno intenzione di scovarci con la luce. Noteranno di sicuro la livrea scura del toro nero sullo sfondo dorato dell’erba, e a quel punto inizieranno a cacciare anche noi. Anche questa volta, il tono sicuro e convincente del leone fece tremare tutti e tutti lasciarono che anche il toro nero fosse lascito solo e divorato. Venne infine il giorno in cui l’ultimo toro rimasto, quello ocra, si trovò da solo di fronte al leone, il quale, senza dir nulla a nessuno, lo dilaniò.

Il Leone come simbolo di ingordigia, generatore di un calcolo inarrestabile che tutto divora. Si potrebbe quasi azzardare un parallelo col sistema economico- commerciale che tutto pretende di sbranare, creando alibi, mietendo indisturbato terre, mari, popoli e culture.

Questo racconto tramandato nei millenni nelle terre africane, si collega misteriosamente con altri elementi di questo articolo: una barca a vela di 10m partita da Livorno, quattro giovani alle prese con l’attraversata oceanica e un’ Ong, ELO, da fondare a Rio De Janeiro. Quest’ultima rappresenta infatti la conclusione di questo viaggio e l’inizio di un’esperienza partecipativa che vuole dissentire dal modello di sviluppo fino ad ora proposto in Brasile.

Tanti elementi per provare descrivere un’esperienza come poche se ne sentono, in un mondo fatto di voli lowcost, di crociere, di resort e in sostanza di comodità. Siamo partiti dal porto di Livorno in Italia il 12 dicembre 2012 più di un mese fa quindi, e posso assicurarvi che in questo viaggio le comodità capitano in rari momenti. Solchiamo le acque in un periodo poco favorevole alla navigazione a vela in Mediterraneo, anzi forse nel momento meno indicato e impegnativo. Un mese tra colpi di vento, freddo, acqua, pentole che oscillano a ogni sussulto della barca, acqua salata in bocca, ma anche tanta ospitalità marinaresca e sfide vinte con il mare. Siamo un gruppo eterogeneo, Stefano Locci, il nostro capitano con alle spalle ben tre attraversate oceaniche e una vita dedicata alla vela, Lorenzo Gentili e Priscilla Lopes, i due giovani futuri fondatori di ELO, nonché compagni nella vita e proprietari della barca “Criloa”, ed io nel duplice ruolo di marinaio e narratore. Noi, insieme sulle onde, sapremo fare tesoro anche della saggia rappresentazione della realtà tramandataci nella tappa Marocchina nel porto di Mohammedia, sulla costa Atlantica. Essa insieme a tante altre storie ci accompagnerà nel nostro viaggio tra le onde, i venti e i popoli. Ci ricorderemo di non cadere nelle paure e nei pregiudizi, scopriremo ciò che lega uomo e natura. Collaborare insieme per un obiettivo comune senza abbandonarsi alle cieche paure e all’egoismo di una società che tutto consuma senza dare troppe spiegazioni.

Elo partecipativo! Questo è lo slogan della futura Ong “Elo”.

Il mare e la terra, così diversi tra loro ma facce della stessa medaglia. Ciò che dalla terra va al mare, prima o poi ritorna, seguendo un movimento circolare, ELO si traduce in “anello”, cerchio, che tutto accomuna. Questo è ciò che vogliamo inizialmente dimostrare con questa attraversata, impegnativa, culturalmente stimolante, vera nel suo approccio con gli elementi e rispettosa di tutti i luoghi e le culture incontrate sulla rotta. Un progetto ambizioso, fin dalle premesse, avvalorato da un’ attraversata a vela. Lo scopo della Ong è quella di far cooperare insieme giovani artisti e scienziati creativi, con popolazioni locali che nei pochi luoghi della costa Brasiliana ancora vivono in simbiosi con la natura. I creativi coinvolti nel progetto fungeranno da catalizzatori, inneschi, ma il motore e la forza del cambiamento saranno le stesse popolazioni e le loro culture tradizionali, perché in fin dei conti sono proprio loro a rapportarsi col territorio da millenni. Sviluppare insieme tecnologie autonome e legate al territorio, si traduce in una conservazione e valorizzazione del bagaglio di esperienze che si tramanda da secoli.

Una rilettura delle tradizioni locali e dell’approccio uomo natura in un’ottica di interdipendenza dagli interessi economici verso uno sviluppo sostenibile e legato al territorio, partecipato e creativo. Una cittadella artistico-scientifica inizialmente itinerante, mossa da uno spirito nomade che mira ad assimilare più stimoli possibili, spostandosi da un luogo all’altro sulla costa influenzando e facendosi influenzare. Inizialmente questo sarà possibile proprio grazie proprio al “ Criloa”, imbarcazione a vela con cui stiamo compiendo l’attraversata, che sarà anche strumento comunicativo e operativo per entrare in contatto e in piacevole confidenza con la gente costiera.

Dall’embrione “Criloa” nasceranno però nuove soluzioni, in maniera dinamica, raccogliendo spunti dagli attori di volta in volta coinvolti: artisti, artigiani del pensiero, scienziati creativi e chi voglia dare una mano. Questi saranno ospitati per semestri in un turn over continuo e vivranno a stretto contatto con la realtà locale, provando a proporre e ideare insieme nuovi stili di vita rispettosi dell’ambiente e della tradizione legata alla terra e al mare.

L’insaziabile fame del Leone narrata all’inizio, ritorna dirompente, sotto forma di ingordigia petrolifera, di miopi interessi economici che puntano a trasformare le coste e l’entroterra del Brasile come in tante altre parti del mondo, in un orgia di inquinamento, spiagge monocorde affollate di turisti mai sazi di ciò che la natura può offrire.

L’ Organizzazione ELO vuole rompere qualche anello di questa lunga catena fatta di interessi e spregiudicata ignoranza. Tenterà di dialogare con la gente del posto, costruendo insieme a loro un futuro migliore, che non si venda agli interessi commerciali, ma che trovi ragion d’essere nella simbiosi tra uomo, natura e cultura.

Il Brasile in questo momento storico sta infatti compiendo balzi in avanti all’insegna del progresso. Grandi raffinerie petrolifere, porti commerciali, quartieri residenziali e resort turistici crescono con estrema semplicità in prossimità di baie naturalisticamente inestimabili, come pure inestimabili sono le culture che lì si erano insediate nel tempo e che avevano trovato nel mare, nella terra e nei suoi frutti il loro vivere.

La situazione oggi nei luoghi in cui si darà vita a questo progetto è cambiata molto velocemente. Chi, fino a pochi anni fa, utilizzava il legname delle foreste che degradavano naturalmente verso il mare, lo faceva in ragione di esigenze limitate e reali, come la costruzione di piccole canoe per la pesca, legna per ardere o per costruire modeste abitazioni. Con l’avvento però di influenti lobby interessate al legname, accompagnate dall’opportunità di stabilire in quelle zone anche porti commerciali nonché stabilimenti turistici, le tradizioni sono state calpestate, in nome del progresso cieco che promette benessere a tutti. E tutti, come nella storia di cui sopra, sacrificano un po’se stessi di terra, un po’ di mare. I piccoli villaggi di pescatori non possono più usare il legname, che, insieme alla terra, diviene di proprietà del governo e, di fatto, delle multinazionali che con esso hanno a che fare. Il pescatore si adatta, si improvvisa, cerca insomma un modo per sopravvivere e visto che non può più pescare perché la zona viene adibita a parco nazionale o a resort turistico, inizia ad attrezzarsi per ospitare i turisti. Costruendo baracche con materiali di fortuna, come lamiere, amianto o plexiglas, realizza wc pubblici temporanei in spiagge un tempo incantevoli.

Questi sono solo alcuni spunti che provano a descrivere un viaggio appena cominciato. Le cose da dire, da mostrare sarebbero molte, ma i fugaci momenti che riesco a dedicare a questo articolo mi fanno notare quanto sia esageratamente scandito il tempo sulla terra. Vi saluto allora amici, la vastità del mare, ci attende, ci circonda e inconsapevole ci unisce nella nostra attraversata.