Il Ruolo del volontario in ambito penale

Come portare un aiuto concreto a chi si è visto voltare le spalle dalla società

di Giulio Thiella

La figura del volontario in ambito penale è di basilare importanza per tutti coloro che si vedono costretti a rinunciare alla propria libertà per seguire un lungo e tortuoso percorso di rieducazione. Il sostegno e l’aiuto offerti da queste persone sono indirizzati non solo a chi deve trascorrere un periodo di detenzione in un istituto di pena, ma anche a coloro i quali, scontata la pena, si trovano scagliati nuovamente nel mondo libero; i più fortunati hanno alle spalle una famiglia ma vi è chi non ha più né casa né lavoro, oltre a doversi portare sulle spalle il peso di quella permanenza in carcere, che rende il reinserimento sociale più complesso e traumatico.

L’inserimento socio-lavorativo e l’istruzione sono i pilastri che sorreggono il travagliato percorso rieducativo; il soggetto, sfruttando il tempo di detenzione, investe sul suo futuro, cercando costantemente di migliorarsi sia imparando un mestiere, ed essere così facilitati per una futura mansione, sia cercando di portare avanti gli studi, che spesso sono stati trascurati o abbandonati prematuramente.

Un esempio pratico dell’operato del volontario nell’ambito intra murario riguarda le visite dei familiari, i quali possono trovarsi a disagio a dover mettere piede nel luogo dove il parente o la persona cara sta scontando la pena più dura di tutte; soprattutto i bambini che visitano il padre o la madre reclusa troveranno il luogo poco accogliente, e percepiranno il dolore e la sofferenza dei loro cari all’interno dell’istituto. In questo i volontari possono essere di grande aiuto, tenendo compagnia e guidando i familiari durante gli incontri; un piccolo gesto come per esempio rendere più accoglienti i locali adibiti a questo scopo può fare la differenza.

Un altro importante compito è quello di sensibilizzare i cittadini sulla situazione dietro le sbarre, informandoli sulle condizioni dei detenuti e degli istituti stessi, nonché sulle attività di reinserimento e sulla possibilità delle pene alternative, che vengono troppo spesso considerate qualcosa di secondario, quasi come se coloro che sono sottoposti ad altri tipi di restrizioni, quali la semilibertà o la detenzione domiciliare, non stessero pagando per i loro crimini o non stessero scontando abbastanza. Far conoscere ai cittadini i benefici che può portare una pena alternativa rispetto alla detenzione in carcere potrebbe mutare l’antica concezione che vede la detenzione come soluzione privilegiata. Purtroppo il carcere rimane dentro alle persone anche dopo che ne sono fisicamente uscite, e chi è passato per un istituto penitenziario troppo spesso vi fa ritorno in breve tempo perché recidivo; l’esperienza di privazione della libertà diventa un marchio, un’ etichetta indelebile che le altre persone difficilmente riescono a ignorare, facendosi influenzare dai trascorsi dell’ex detenuto, e questo è un muro ben più alto e difficile da scavalcare rispetto a quelli di cinta.

Nel territorio trentino è attiva dal 1985 l’Associazione Provinciale di Aiuto Sociale per i detenuti, i dimessi dagli istituti di pena e le loro famiglie (APAS), che presta assistenza in una realtà che altrimenti sarebbe chiusa in se stessa.

Questa associazione presta assistenza a tuttotondo, in quanto oltre ad offrire la sua costante presenza in carcere, si prende cura anche di chi è appena stato rilasciato, offrendo loro alloggi protetti, oppure accompagnando il detenuto durante i permessi in libertà.

Ma la loro attività non si ferma qui, infatti viene curato un giornale, “Oltre il muro. Reinserimento e alternative al carcere”, che tratta dei più svariati temi relativi a questa difficile realtà e mira alla sensibilizzazione del territorio sui problemi che giornalmente queste persone in difficoltà devono affrontare al fine di reinserirsi a pieno titolo nella società libera.