“ComunicAttivamente”

L’esperienza partecipata si diffonde da Trento nel web

di Lorenzo Pupi

Un tavolo, tante persone diverse attorno e la voglia di condividere gli sforzi e le iniziative, in uno dei momenti di crisi d’identità sociale più seri dal dopo guerra ad oggi.

È solo ad inizio dell’estate scorsa, che ho sentito l’esigenza di mettere insieme questi elementi, per proporre un progetto che tornasse utile alla nascente cultura della partecipazione e condivisione sulla rete; che avesse come minimo comune denominatore un aspetto della relazione che genera forti contraddizioni nell’era dei social-network: la comunicazione sociale.

Quando ho cominciato la mia esperienza come volontario di Servizio Civile presso l’Associazione Prodigio, ho da subito toccato con mano cosa vuol dire collaborare insieme, a dispetto delle difficoltà personali, dei reciproci limiti e per uno scopo comune.

Ho compreso che la relazione in ambito sociale non è affatto banale, implica imparare ad analizzare il mondo attorno a se, comprenderlo, esserne colpiti e sensibilizzati, il resto fa parte della specificità di ognuno nell’affrontare i problemi che di volta in volta si palesano.

Comunicare è fondamentale, soprattutto per far conoscere le attività del proprio ente, per promuovere i progetti e per raggiungere interlocutori di qualità. Il rischio più grande quando si fa comunicazione è risultare autoreferenziali e nel mondo del sociale questo può avere ricadute considerevoli sul buon operato dell’organizzazione: si tende a non guardare oltre le proprie iniziative, ci si incaponisce a vedere le altre realtà come concorrenti, talvolta rivali. Il rischio più grave, forse, è non riuscire a cogliere le potenzialità di sviluppo, con la conseguenza che si erodano lentamente motivazione e impegno. Questa eutrofizzazione può derivare quindi da una mancanza di stimoli, di creatività che al contrario il contatto con gli altri genera sempre e comunque.

Il sistema sociale fin’ora si è evoluto anche grazie all’impegno delle amministrazioni locali e centrali che hanno sostenuto il settore delle Cooperative, delle Associazioni e gruppi, con finanziamenti certamente fondamentali, ma che talvolta hanno creato una certa dipendenza. Questo significa che ora più che mai, tali realtà dovranno cominciare a sostenersi e promuoversi autonomamente, pensare a nuove soluzioni, in previsione delle razionalizzazioni (tagli) della spesa pubblica nel sociale.

Tra queste, molte hanno saputo cogliere con anticipo il cambiamento, realizzando reti e proponendo lavori congiunti sempre più strutturati. Ma di fatto sono realtà con impostazione imprenditoriale, che hanno visto nel Terzo Settore un’opportunità di crescita, di rinnovamento e hanno contribuito alla cristallizzazione della cosiddetta impresa sociale, con la sua straordinaria capacità di creare valore aggiunto.

Ma il settore sociale non è fatto solo di realtà economicamente sostenibili. La sua natura dinamica e fluida fa si che esistano una moltitudine di enti no-profit, come associazioni e piccole cooperative, che svolgono sempre più un ruolo fondamentale nel sottolineare l’esistenza di una cittadinanza attiva, che si mobilita al di fuori di calcoli costi-benefici e che nel suo insieme esprime il meglio della creatività e della solidarietà della società contemporanea.

Per questo si è sentita l’esigenza di proporre “Comunicattivamente”. Un’esperienza partecipata, difficile da realizzare e concretizzare: come invitare delle persone intorno a un tavolo? Per parlare di cosa e per quale scopo comune?

Ma la soluzione era lì, sotto gli occhi. Tutti gli elementi, dalla partecipazione, all’argomento di dibattito, fino all’obbiettivo erano collegati. Avevano cioè un filo conduttore: “la comunicazione partecipata nel Terzo Settore come occasione di cambiamento culturale e di auto-sostenibilità.”

Parlando di questa idea, ci siamo accorti che esiste un estremo bisogno di ricominciare a comunicare attraverso contenuti creativi e di qualità guardando a strategie economiche alternative. È solo dalla comunicazione e dalla relazione diretta e indiretta tra persone che i progetti si possono concretizzare e diffondere.

Ma chi, tra la moltitudine di soggetti possibili bisogna coinvolgere in prima linea? Chi può rappresentare un volano per questa piccola rivoluzione delle parole?

Per il contesto in cui opera Prodigio, è risultato naturale pensare a chi vigila sui bisogni della collettività. A chi fa una politica sana, motivata, costantemente attiva e realmente rappresentativa. Abbiamo pensato alle Associazioni, ai loro collaboratori e ai volontari.

Messo in chiaro questo punto, si trattava e si tratta tutt’ora di trovare le forze e sinergie per operare un cambiamento culturale nel pensiero sociale.

Devo ricordare che un gran merito va riconosciuto al nostro partner, la Fondazione Ahref, ente attivo dal 2010 nel campo della ricerca, dei servizi e dell’educazione con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’ informazione e stimolare la partecipazione della cittadinanza attiva. Hanno creduto in quello che proponevamo e hanno saputo darci, e continuano a farlo, tutto il sostegno possibile. In particolare ringraziamo il Community Manager della Fondazione, Giancarlo Sciascia, con cui abbiamo stretto un ottimo rapporto e cominciato a delineare i contenuti di un’esperienza, che ci auguriamo lascerà il segno.

“ComunicAttivamente” prende quindi avvio grazie al prezioso sostegno finanziario e logistico garantito dal bando di progetto proposto dal Centro Servizi Volontariato. Abbiamo potuto cominciare così il percorso, proponendo quattro giornate di formazione gratuita su tematiche ritenute fondamentali: web e giornalismo, comunicazione sociale, video e foto editing e promozione progetti attraverso il crowdfounding.

Un’esperienza rivolta a collaboratori e volontari delle associazioni più rappresentative del panorama trentino, pensata per chi si occupa di disabilità, assistenza anziani e accoglienza stranieri.

Un primo risultato è stata l’adesione di una decina di enti del territorio: Coop. Handicrea, Centro Astalli, Coop. SAD, Coop.Fai, Ass. ATAS, Cinformi, IRIFOR Trentino, Ass. APC Onlus, Ass.Prodigio, che grazie all’interazione con formatori esperti di comunicazione, inchieste partecipate sul web e raccolta fondi on-line (crowdfounding), hanno iniziato a conoscersi e a relazionarsi. Percorsi pratici, quindi, per programmare un lavoro sul lungo periodo che veda queste realtà direttamente coinvolte nel raccogliere e testimoniare, con la propria sensibilità, i bisogni sociali emergenti e le possibili soluzioni offerte da un Terzo Settore in fervore, nella società che cambia.

Anche il singolo che si sente di condividere i valori di quest’iniziativa, può contribuire attivamente alla buona riuscita del progetto. A tal proposito vi segnalo www.timu.it, la piattaforma comunicativa che la Fondazione Ahref ha messo a disposizione, con la creazione della sezione “Nuovi bisogni 2.0”, dedicata agli enti, collaboratori o semplici cittadini che vogliono abbracciare e condividere esperienze nel sociale. Questo spazio rappresenta un contenitore accessibile a tutti, dove si possono pubblicare video, foto, audio e testi per mostrare l’impegno presente nel tessuto sociale. È uno strumento pratico con cui sperimentare la semplicità e l’immediatezza del linguaggio partecipato che nasce da esperienze spontanee, utili a promuovere la propria realtà, ma non solo.

Quello che si è cercato di strutturare è un percorso in itinere, una palestra per l’informazione partecipata che vuole aprirsi a tutte quelle persone che, operando nel sociale, credono sia importante investire in una comunicazione che valorizzi il lavoro svolto, gli sforzi e le competenze di ognuno. Un’ attenzione particolare è dedicata ai collaboratori e volontari che spesso operano all’insaputa della comunità e rappresentano un esempio da valorizzare. Una possibile soluzione è rappresentata da un uso creativo e partecipato della rete, tramite la realizzazione di video-interviste su problematiche emergenti, dare visibilità ai bisogni degli utenti anche attraverso la redazione di articoli, la condivisione di documenti fotografici e inchieste che nascono dal basso prendendo spunto dalla quotidianità. È importante documentare la realtà, ma è forse più utile analizzare le problematiche esistenti, alla luce di possibili soluzioni.

Tali contenuti multimediali potranno essere, ad esempio, promossi attraverso lo “Storytelling”(vedi link correlato): una tecnica partecipata con cui si può analizzare, condividere e diffondere una particolare tematica coinvolgendo più attori, che insieme e spontaneamente contribuiscono alla creazione di un unico lavoro ad alto valore sociale. Basta trovare un argomento chiaro, una serie di testi letti dagli stessi autori, un’immagine video che funga da filo conduttore e il risultato sarà oltre le aspettative. Si cercherà di immedesimarsi nella realtà di altri, raccontando, per fare alcuni esempi, il disagio sociale di una persona disabile alle prese con i problemi di barriere architettoniche, un’anziana sola che vorrebbe ancora essere parte attiva, l’esperienza di un migrante alle prese con una storia di integrazione e solidarietà a lieto fine, o ancora la difficile condizione che accomuna un ex detenuto senza lavoro e un uomo libero alle prese con la crescente disoccupazione. Queste sono solo alcune suggestioni, ma l’importante è che le associazioni possono entrare in contatto con modalità di auto-promozione, creative ed alternative.

Quello che si è cercato d’innescare è un effetto domino, perché i collaboratori e volontari coinvolti saranno promotori di un messaggio comunicativo da diffondere all’interno della propria organizzazione. Da “ComunicAttivamente” nascono contenuti accessibili e consultabili da tutti: da chi non ha avuto la possibilità di seguire la formazione, da chi parteciperà o semplicemente da chi vorrebbe entrare in contatto con le associazioni aderenti. La finalità principale è, in definitiva, la realizzazione di una rete concreta che parta dal basso, che proponga lavori creativi tali da avvicinare la comunità alle problematiche sociali emergenti o mai risolte. Una rete che operi a livello di idee condivise, nella diffusione e promozione di progetti comuni e che giunga a delineare una cultura dell’intervento sociale più attenta al modo di fare informazione e al coinvolgimento del cittadino.