Ripuliamoci!

La “monezza” è di casa...

di Lorenzo Pupi

Bello camminare all’aperto, avvolti dalla natura, investiti dai mille odori del bosco, riflettersi nell’acqua limpida di un torrente, senza pensieri frenetici, senza protagonismi ma semplicemente avvolti dall’insieme delle cose.

Ma si sa, la realtà ci stupisce sempre, soprattutto in queste situazioni bucoliche. E allora ecco fiorire dal muschio una lattina di birra, il movimento sinuoso di una sacco di plastica impigliato tra i rami, il pungente profumo di un flacone di detersivo lasciato al sole e il solitario scarpone incastrato tra le rocce.

Onde evitare di raccogliere tappi di bottiglia invece di margherite, bisognerebbe trovare una soluzione.. Questa potrebbe nascere da un istinto di conservazione, da un senso di ribrezzo e disprezzo per una cultura ormai consolidata, la cultura dell’usa e getta, anzi talvolta del solo “getta”.

Ci sentiamo tutti investiti della facoltà di buttare le cose in terra, mozziconi, cartine di caramelle, lattine di birra, sacchetti. Un gesto automatico, tanto difficile da correggere che i risultati sono palesi agli occhi di tutti. Pochi sono infatti i luoghi incontaminati, meglio sarebbe dire, che non ne esistono proprio più. Almeno siamo coerenti e fissiamo un punto fermo: non esiste luogo al mondo che non sia contaminato! Non ci si riferisce alla classica lattina, ma ad uno strato impercettibile di cosiddetto “sfarinato”, un insieme indistinto di plastiche (per la maggioranza), metalli, detergenti e quant’altro che ricopre oceani e terre emerse.

“Sì questo è alquanto preoccupante..”- si sono detti gli scienziati; ma come siamo arrivati a questo punto?

Molti diranno, bè di certo la colpa è della grande industria, ovvio..

Sì e no, almeno nel senso che l’industria produce, ad esempio, sacchetti di plastica, quindi il suo è un peccato originale. Ma poi chi è ad usarli e soprattutto a gettarli nell’ambiente?

La plastica abbandonata lungo il corso di un fiume, appena dopo un anno inizia a sfaldarsi. Bene, al termine di questo periodo il sacchetto trasportato dalla corrente, cotto sotto il sole, abraso dalla sabbia, non esiste più, problema risolto! Purtroppo no... paradossalmente è meno pericoloso un sacchetto bello integro che uno “ decomposto”. Sì perché a quel punto inizia un altro fantastico viaggio, anzi più d’uno.

Una parte di queste molecole sospese in acqua, attraverso i canali di irrigazione, andranno ad approvvigionare le campagne e con esse le falde freatiche. Entreranno quindi nella nostra dieta. La famosa dieta alla plastica.

L’altra parte finirà direttamente in mare e dà lì nello stomaco di una splendida orata che assaporeremo incuranti, in un bel ristorantino.

Eh si, abbiamo proprio investito sul nostro futuro... il paradosso è che lo sappiamo, le conosciamo le conseguenze, ci fa ribrezzo vedere sporco, ma nel nostro quotidiano continuiamo a comportarci allo stesso modo.

Una soluzione, seppur palliativa però esiste:

  1. smettere di gettare qualsiasi cosa in un luogo che non sia un cassonetto
  2. convertire la nostra abitudine del “ gettare “ in quella del “ raccogliere”

Questo è un invito sincero e concreto a tutti, non un auspicio per il futuro, non una speranza da riporre nei giovani, ma qualcosa che è alla portata di tutti e che si può fare qui e adesso ! All’inizio ci vuole convinzione, non tutti sono propensi a raccogliere lattine altrui durante una gita domenicale e ancora meno a raccogliere mozziconi di sigaretta in riva al mare o al lago. Ma riflettiamo un attimo... se molti, non dico tutti perché sarebbe utopia, impiegassero la stessa semplicità con cui gettano rifiuti, nel raccogliere la spazzatura, di chiunque sia (diviene di tutti quando è abbandonata indistintamente), si risolverebbe il problema senza tanti proclami e costosi progetti pubblici di bonifica.

Questa è la cultura del “ripuliamoci”, basta guardare il mondo circostante come un’estensione di noi stessi, un luogo da tenere pulito come teniamo pulito il nostro corpo. Un luogo che si può continuare a frequentare e ammirare ancora per tanto tempo.