Carceri d’oltre oceano

Nuove (discutibili) soluzioni per vecchi problemi

di Giulio Thiella

In Arizona vicino Phoenix si trova un istituto penitenziario unico nel suo genere; dal 1993 infatti è stata creata dallo Sheriffo della Contea di Maricopa la cosiddetta Tent City (tendopoli) come estensione del carcere del luogo che da anni tentava di combattere il problema di sovraffollamento del complesso penitenziario, già precedentemente quarto al mondo per dimensioni. Le gigantesche tende, divise per “razze”, così come definite nel regolamento carcerario, ospitano almeno 20 persone ciascuna e sono state piantate nel perimetro dell’edificio, togliendo a tutti i detenuti un enorme fetta di cortile e obbligandone altri a “campeggiare”nell’assolato deserto confinante con il Messico.

L’ organizzazione è in gestione da anni allo Sheriffo Joe Arpaio, veterano di guerra, Repubblicano, rieletto 5 volte, governa questo accampamento con il pugno di ferro e un’organizzazione meticolosa di ogni singolo dettaglio.

Nel 1993 acquistò 35 tende militari risalenti alla guerra in Korea e dopo averle montate vi trasferì quasi 1200 detenuti, più di 30 in ognuna. Oggi la capienza massima della tendopoli è di 2400 posti, quasi tutti sempre occupati a causa del fatto che circa il 70% dei soggetti è in attesa di giudizio, lasciati letteralmente a cuocere nel deserto senza che nessuno li abbia ancora dichiarati colpevoli.

Un grande vanto per l’ ex militare è di aver ridotto i pasti a 2 al giorno, con un costo di soli 20 centesimi di dollaro l’uno, contro il dollaro intero usato per i cani addestrati dalle forze dell’ordine. Un dato che viene usato come stendardo di questo sistema votato al risparmio, in cui a pagare sono come sempre i diretti interessati ai provvedimenti restrittivi, coloro che non hanno voce in capitolo. Oltre a costringere gli ospiti dell’istituto a pasti da pochi centesimi, Joe Arpaio ha tolto una lunga serie di piccoli “privilegi” definiti anche “cibi extra” come lo zucchero, il sale il pepe e perfino il caffè. Questi beni, se trovati durante le frequenti e invadenti perquisizioni, vengono immediatamente sequestrati; perfino il tabacco e il materiale pornografico, il primo perché definito superfluo, costoso e dannoso, il secondo perché deviante, sono assolutamente banditi.

Dal 1995 esiste un modo per guadagnare crediti extra, utilizzabili per poter accedere a permessi premio o sconti di pena, la cosiddetta Chain gang (banda della catena). I detenuti possono volontariamente “arruolarsi” in questo gruppo di circa 20 elementi, tutti incatenati tra loro alle caviglie, a compiere estenuanti lavori sotto il sole, 8 ore al giorno per 40 giorni. La catena che unisce i detenuti è di dimensioni ridotte e questo costringe loro a marciare in fila indiana con assoluta precisione per evitare di bloccare tutto il gruppo e dover ripartire. Questo comporta oltre allo sforzo fisico anche una grande pazienza e forza di volontà che non tutti i detenuti riescono a dimostrare.

Un altro metodo usato dal fantasioso Sheriffo per tenere sottomessi i detenuti è stato quello di dotarli di biancheria intima rosa, solo perché questo colore non piace ai detenuti di sesso maschile; perfino le manette sono state colorate così, quasi a volersi prendere gioco gratuitamente di queste persone, compiendo certe piccole azioni con il solo scopo di rendere ancora più umiliante e degradante la permanenza in carcere.

Già nel 1997 Amnesty International definì Tent City, in un resoconto sulla vivibilità delle strutture detentive, non adeguato per la totale mancanza delle agevolazioni minime necessarie alla pacifica convivenza tra reclusi. Lo stesso Joe Arpaio ha definito Tent City un campo di concentramento, vantandosi purtroppo del livello di controllo, sottomissione e riduzione delle spese raggiunti grazie alla sua ferrea gestione. Nel 2003 durante il periodo estivo la temperatura all’ esterno della tendopoli raggiunse i 43 gradi e lo Sheriffo replicò che in Iraq la temperatura arrivava a 48 gadi e i soldati statunitensi in missione, pur vivendo anche loro nelle tende e dovendo indossare abbigliamento pesante da guerra non si erano mai lamentati. Nel luglio 2011 la temperatura a Phoenix raggiunse i 48 e a Tent City si toccarono i 63 gradi centigradi, i detenuti lamentarono guasti ai ventilatori delle tende e lo scioglimento delle suole delle scarpe che fondevano con il terreno incandescente. Negli anni ‘90 avvennero moltissimi fatti spiacevoli tra le mura e le tende della Contea di Maricopa, ancora oggi l’FBI sta indagando per ricostruire alcuni avvenimenti terribili, come per esempio la terribile avventura di Richard Post, un signore paraplegico in sedia a rotelle arrestato l’anno prima perché trovato in possesso di uno spinello a seguito di una perquisizione. Il malcapitato a Tent City venne preso di mira dalle guardie che prima gli negarono la possibilità di usare il catetere, a lui necessario, e come punizione alle sue continue lamentele venne legato a una sedia con tanta foga da rompergli l’osso del collo, obbligandolo a tornare sotto i ferri per la rimozione di una vertebra, a successivi mesi di convalescenza e a rinunciare per sempre all’uso delle braccia.

Il livello di invivibilità raggiunto in Arizona riporta alla mente le terribili prigioni per terroristi quali Abu Ghraib, dove i basilari diritti umani vennero infranti e calpestati; eppure quando il trattamento disumano riguarda i proprio cittadini nessuno ne parla, quasi a voler evitare di impicciarsi degli affari altrui, ma quando si tratta di diritti umani si dovrebbero dimenticare i confini statali, le nazionalità e le bandiere e chiedersi perché alcune persone debbano pagare un prezzo più alto per gli errori da loro commessi.