Si può e si deve

Ricostruire una società civile?

di Lorenzo Pupi

“Siamo ragazzi tra i 19 e 23 anni impegnati nello studio, nel lavoro occasionale e in tirocini.

Alcuni di noi stanno concludendo l’università e altri ne stanno programmando l’iscrizione. Tutti siamo in attesa di partire con l’esperienza di Servizio Civile, investendo e programmando su di esso il nostro tempo, la nostra vita e il nostro futuro.

Lo abbiamo fatto credendo in uno Stato che incentiva i giovani ad attivarsi, che promuove progetti con determinati programmi e tempi e che in sostanza prende un impegno verso tutti noi.

Concretamente però non vediamo lo sforzo necessario per investire su di noi giovani e nel sostegno di questi progetti, visto che si è venuta a creare una situazione che determina incertezza verso la reale possibilità di partire. È il nostro futuro che viene pesantemente condizionato e lo Stato, così facendo, passa un messaggio sbagliato e malato sul rispetto degli impegni.

Ci domandiamo quindi cosa potrà mai garantirci questo Stato e cosa ci possiamo aspettare per il nostro futuro.”

Queste poche iniziali righe, di una lettera pubblicata sull’Adige di qualche settimana fa, sono tratte da un testo ben più lungo che mi ha particolarmente colpito per intensità e passione.

A scriverle sono stati una decina di ragazze e ragazzi, che come me, hanno deciso di impegnarsi per costruire qualcosa di concreto nella nostra società civile. Ora non so se il loro percorso è finalmente partito e sinceramente glielo auguro con tutto me stesso. Soprattutto lo auguro alle istituzioni che hanno un debito nei loro confronti, un debito non tanto formale, in quanto il loro bando si dice fosse stato accettato, ma di rispetto e onore per un impegno civile preso. Forse queste sono parole difficili da percepire nell’aria di questi tempi.

In ogni caso esse rivestono un’importanza estrema perché non vanno a toccare semplicemente quei ragazzi del servizio civile, che comunque sia andata, hanno indubbiamente dovuto mettere in discussione quelli che erano i loro piani. Al contrario riguardano tante e tante altre persone, realtà culturali e di formazione, che dalla disponibilità di volontari dipendono. Tanti individui che beneficiano dei servizi offerti dagli enti associativi e cooperativi, i quali necessitano a loro volta di giovani volontari che possano contribuire con passione e impegno a garantire e migliorare realtà assistenziali, di tutela e di promozione.

Gli ambiti di azione in questo senso sono numerosi, quanto sono numerose le associazioni e le cooperative o altri tipi di enti che basano la loro attività sulla disponibilità di questo tipo di risorse umane.

Il Trentino, fa della sua identità associativa e cooperativa un vanto da esportare anche all’estero e credo e mi auguro, che qui, rispetto al resto d’Italia, il Servizio Civile rivesta ancora grande importanza nell’agenda politica.

È importante che il Servizio Civile venga tutelato e rafforzato, perché è una delle poche esperienze accessibili a tutti, in cui si può fare quella che mi permetto di definire una “sana politica”.

La parola politica deriva dal greco politikos che secondo la definizione di Aristotele significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti. Al di là della definizione, purtroppo non esente da interpretazioni di comodo, quello che bisogna comprendere oggi, è che ognuno di noi può agire per il bene degli altri e ricevere al contempo un beneficio.

Questo, però, non è quel tipo di beneficio che ormai nella concezione comune si identifica come derivante da pratiche non del tutto corrette e miopi. Al contrario rispecchia un dare e avere paritario e in ogni caso con grandi ricadute positive su tutta la collettività.

Sicuramente l’idea del Servizio Civile cerca proprio di cogliere questo aspetto e di rivestirlo di rilevanza pratica, strutturandolo in un percorso di crescita sia per chi lo opera direttamente, sia per la società tutta, che ne beneficia.

Non capire questo, significa non guardare in faccia alla realtà. Significa sprecare risorse e significa abbracciare una cultura, che ormai da troppo tempo, tenta di affogare i valori di cui la nostra società dovrebbe invece farsi concretamente vanto.

Sinceramente, io credo, che i veri cambiamenti partano dal basso, facendo bene quello che si ama fare, prima di tutto. Da solo però questo non basta, serve che si ricominci a guardare al tanto speculato bene comune, non solo come la piazza, il tal edificio o monumento, ma come tutto quello che ci circonda e ci riguarda direttamente e indirettamente. Il Servizio Civile, ma come tante altre esperienze di volontariato e cooperazione, ti aiuta a comprendere che la volontà, strutturata in un progetto preciso, può fare più di ogni grande proclama politico istituzionale. Può infatti generare quella cultura all’insegna del rispetto e della serietà di cui si sente parlare solo nelle intenzioni e mai nei fatti.

Andare a penalizzare opportunità come queste, in nome della sicurezza economica nazionale o globale, senza prima colpire i veri sprechi, può solo significare distruggere ogni possibilità di riscatto e di benessere per il futuro di noi tutti.

Servizio civile

Via libera a 18mila giovani. Sospesi degli effetti della sentenza del 9 gennaio. Riccardi: «Siamo soddisfatti»

“Esprimo grande soddisfazione per la decisione della Corte di accettare la sospensione della revoca del bando per i volontari del 2012. È una decisione che consente ai giovani di partire per il loro servizio alla comunità nazionale e riporta serenità dopo giorni di comprensibile apprensione. Voglio fare i miei auguri di buon lavoro a tutti i ragazzi e ringrazio gli enti che li accoglieranno per il sostegno dato in queste settimane”. È quanto afferma Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione e integrazione, a commento della notizia sulla pronuncia della Corte d’appello di Milano che ha di fatto sbloccato la partenza per 18 mila giovani che svolgeranno nel 2012 il servizio civile.

26 gennaio 2012, Vita.it