L’educazione del bambino per prevenire attegiamenti criminosi

La prima modalità di apprendimento da parte dei piccoli si fonda sull’emulazione di chi gravita con costanza attorno a loro

di Enrico Tozzi

In un precedente articolo si era già esaminato il problema del raptus o della follia momentanea come causa scatenante di un delitto.

Nella maggior parte dei casi però, chi commette un crimine è perfettamente cosciente di quello che sta perpetrando e in queste circostanze non si può certo tirar fuori a sua discolpa l’alibi dell’incapacità di intendere e di volere.

Per prevenire atteggiamenti criminosi o anche soltanto “vite un po’ troppo spericolate”, per dirla alla Vasco Rossi, è determinante per un giovane la possibilità di crescere in un ambiente sano e di ricevere una buona educazione.

La psicologia e le scienze della formazione in generale indicano da sempre l’importanza di quest’ultima specialmente nei primi anni di vita ed esaltano il ruolo che rivestono i comportamenti positivi assunti dagli adulti significativi davanti al bambino.

Infatti la prima modalità di apprendimento da parte dei piccoli si fonda sull’emulazione dei genitori e di chi gravita con costanza attorno a loro.

Già fin dall’antichità, quando ancora la pedagogia e le scienze sociali non avevano elaborato loro riflessioni, molti scrittori e filosofi avevano intuito l’importanza della paideia (dal greco educazione) impartita in famiglia. Quintiliano nella sua unica opera giunta fino a noi Institutio oratoria attribuisce un ruolo fondamentale in primis all’educazione familiare: spetta ai genitori pure se poco istruiti, impartire i primi rudimenti comportamentali corretti lasciando poi alla scuola l’insegnamento di grammatica, retorica ed oratoria. Nella sua visione dell’educazione inserisce anche elementi discutibili quali le punizioni corporali che al giorno d’oggi sembrano totalmente inaccettabili.

La linea di pensiero di Quintiliano è rimasta valida fino ai giorni nostri ed è accettata anche dai pedagogisti moderni.

Questa premessa è necessaria per comprendere come in buona parte il nostro comportamento si costituisca a partire dal nostro ambiente familiare e, di conseguenza, quale sia l’importanza di una famiglia solida per la formazione e la crescita sociale di un ragazzo.

Anche i comportamenti sessuali vengono influenzati e perfino determinati fin dall’infanzia. Il pedofilo, ad esempio, spesso è tale in quanto a sua volta, è stato oggetto da bambino di attenzioni morbose da parte di adulti.

Troppo spesso si avvia un perverso circolo vizioso adulto pedofilo – bambino violentato che da grande diventerà pedofilo difficile da interrompere e dalle conseguenze scellerate.

Nel corso degli anni, come nota il neopsichiatra Giovanni Bollea, la figura del pedofilo è profondamente mutata.

Questo cambiamento è imputabile al nuovo rapporto venutosi a creare tra uomo e società: un tempo il pedofilo provava un amore sincero anche se socialmente intollerabile per il fanciullo mentre oggi con la facilità di soddisfare la maggior parte degli stimoli e dei desideri, egli cerca la pura soddisfazione dello stimolo sessuale, senza preoccuparsi del suo stato d’animo (vedi tour per pedofili nel sud-est asiatico).

Né va dimenticato che oggi i giovani sono troppo spesso bombardati da messaggi trasmessi da tutti i mass-media proponenti la violenza fine a se stessa e spesso giustificata e quasi mai insegnamenti positivi che li aiutino a distinguere tra comportamenti corretti e positivi e quelli negativi e perversi.

Una serie di cause anche concomitanti dunque all’origine di comportamenti deviati e fonte di disagio esistenziale per i giovani che si affacciano alla vita.

Come premesso sopra, l’ambiente familiare è determinante per contrastare questi rischi: è indispensabile che i genitori trascorrano più tempo con i figli in modo da costruire un rapporto basato sul piano della fiducia reciproca.