Un 13 da ricordare

L'editoriale

di Redazione

Siamo qui! Forse non vi aspettavate che il giornale vi inseguisse fin in spiaggia o all’ombra di qualche faggio a mezza montagna? Invece eccoci: per non distrarvi troppo dalla tintarella o dalla ricerca di qualche gelateria - birreria aperta, in quest’occasione usciamo soltanto con otto pagine ma non ve ne abbiate per la mancanza delle abituali altre quattro... non ci siamo risparmiati: in ottobre recupereremo uscendo con 16. Il fatto è che d’estate ha bisogno di riposare anche il cervello, il vostro e il nostro, e non è il caso di disturbarlo con letture che lo costringerebbero a pensare.

Buone vacanze a tutti dunque!

Quanto a noi, numerosi gli spunti di cronaca meritevoli di un commento nell’editoriale ma il fatto decisamente più importante è stato l’insediamento del nuovo Governo guidato, come indicavano tutte le previsioni, dal Silvio nazionale: il 13 maggio ha lasciato al palo il bel Francesco e per i prossimi 5 anni sarà la sua faccia ad ammiccarci da schermi TV, giornali e rotocalchi. Dunque, W Silvio!

Dopo i primi passi incerti di giugno, il nuovo governo ha annunciato in luglio le linee generali del suo programma garantendo attenzione a chi si trova in difficoltà ed assicurando che non intende cambiare rotta su quanto fatto fin qui in materia di solidarietà da altri governi. L’opposizione, secondo copione, ha gridato invece che dietro le parole rassicuranti, già si intravede l’ombra del piccone con cui verrà demolito lo stato sociale. Non siamo all’altezza di dirvi chi abbia più ragione. Nei fatti il nuovo esecutivo ha esordito con l’annuncio di un buco finanziario (=soldi) da coprire lasciato in eredità dal precedente governo. Sembra che per porvi rimedio, tra gli altri, urgano questi rimedi: ticket sanitari, compartecipazione alle spese di ricovero ospedaliero, qualche taglio alla sanità... insomma il buco va riempito con denari da far saltare fuori da qualche parte.

Ok... i parametri di stabilità con l’Europa comunitaria vanno rispettati ma Silvio attento a dove metti le mani! Noi staremo bene attenti perché i costi dell’insieme “disabilità”, in verità molto onerosi, non siano sforbiciati perché considerati un lusso insostenibile, perché il buco non sia ripianato col taglio dei sussidi. Tanto per dire, grazie ai finanziamenti alle loro cooperative molti disabili si stanno trasformando da handicappati a totale carico dello Stato in risorsa economica, danno cioè il loro contributo a tappare un angolino del buco producendo un qualche bene e versandone una parte alle casse dello stato (come l’IVA pagata da questo giornale). Non migliaia di miliardi, forse soltanto milioni ma l’importante è che i disabili inizino ad essere in grado di badare da sé a se stessi, che raggiungano un livello di considerazione sociale riconosciuto per i meriti e le capacità dimostrate piuttosto che per la posizione di sfortunati cui non si può negare l’obolo. Occhi aperti gente!

Per le tematiche di questo giornale, meriterebbe ancor più un commento la sentenza della Cassazione Francese che conferma il diritto a non nascere, un diritto entrato dal 13 luglio nella giurisprudenza d’oltralpe. La Cassazione di Parigi ha confermato piena legittimità alla sentenza Perrouche, che tanto fece discutere lo scorso novembre: un handicappato può chiedere i danni a un medico che, sbagliando la diagnosi, non consentì a sua madre di decidere per l’aborto (da qui il diritto a non nascere). Naturalmente aspre polemiche di ordine morale, etico e religioso, qualsiasi fosse stato il senso della sentenza, non sarebbero potute mancare ed infatti sono immediatamente deflagrate con tale violenza da costringere il ministro francese della solidarietà e dell’occupazione ad annunciare l’apertura di una riflessione globale sui rapporti tra etica e handicap. Non sarà certo facile dire qualcosa senza cadere nello scontato o addirittura precipitare nel banale: troppi nel silenzio i drammi di donne che hanno consumato la loro vita di madri accanto a figli assolutamente incapaci di esprimere un sentimento o solo muovere volontariamente un dito, troppi i disabili dalla nascita che esprimono rancore per essere nati. Anche chi è in grado di farsi un’opinione farebbe bene tenersela dentro per sé.

Spazio ora al contenuto di questo settimo numero di pro.di.gio. Cosa troverete? Decisamente interessante il resoconto di Pino sul varo della prima linea di bus (la numero 13) dell’Atesina attrezzata per trasportare disabili in carrozzina e sui propositi dell’azienda di allargare il servizio: pare addirittura che basterà chiedere un tram attrezzato e si sarà accontentati! A qualcuno sembrerà di essere capitato nel paese dell’erba voglio ma non è così: si tratta semplicemente del seguito di tante promesse fatte. Comunque un bravi a quelli dell’Atesina. Troverete anche un’interessante intervento di due lettori a proposito di integrazione e riabilitazione di ragazzi con handicap. Anticiperemo poi il contenuto di un opuscolo edito dall’Opera Universitaria in cui vengono illustrate facilitazioni ed interventi a favore di quegli studenti disabili che intendessero frequentare l’università di Trento. Seguirà poi per la serie “buone intenzioni – pessimi fatti” lo sconsolante resoconto redatto da Amnesty International sullo stato delle carceri italiane nel 2000: perché poi ce la prendiamo sempre con quelle turche? Enrico infine ci parlerà dell’importanza per un ragazzo di una buona educazione e di un ambiente sano per crescere in modo equilibrato. Chiuderà l’immancabile rassegna stampa con pettegolezzi, maldicenze ed insinuazioni. Lettura facoltativa ben s’intende ma interessante… e consigliata.