La libertà attraverso la legalità

Un’occasione di confronto con il giudice Gherardo Colombo e l’avv. Umberto Ambrosoli

di Lorenzo Pupi

Presso l’Istituto Superiore Martini di Mezzolombardo, si è svolto un incontro con due importanti personaggi del mondo giuridico italiano: il dottor Gherardo Colombo e l’ Avvocato Umberto Ambrosoli.

Il primo, è un noto magistrato e lo si ricorda maggiormente per essere legato a grandi inchieste, una fra tutte “Mani pulite”. Dal 2007 cessa di operare nelle sale giudiziarie e dedica il suo tempo a divulgare un messaggio di legalità e responsabilità nelle scuole medie e superiori di tutta Italia, con circa 300 incontri l’anno. L’Avvocato Ambrosoli che lo accompagna spesso nelle trasferte, è invece figlio di Giorgio Ambrosoli. Vero e proprio eroe italiano, investito negli anni ‘70, dell’incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana che lo portò a svelare un intricata trama di operazioni finanziare che vedevano come artefice principale, l’allora finanziere siciliano Michele Sindona, mandante dell’omicidio dello stesso Ambrosoli.

Nell’Istituto Martini si è quindi svolto un appassionante dibattito, moderato dal direttore dell’Adige Pierangelo Giovanetti, che ha accompagnato il pubblico attraverso le riflessioni, le esperienze di vita e professionali di due sinceri cittadini italiani. Essi cercano di combattere l’indifferenza verso la legalità, generando occasioni di confronto nel luogo che è per antonomasia dedicato alla cultura, la scuola.

Quello che è emerso, è che solo dal confronto con l’altro e dal rispetto reciproco può realizzarsi un terreno fertile, indispensabile, per coltivare ben più elevati principi come la democrazia e la legalità.

La libertà vera, è quella che si realizza attraverso la conoscenza, cioè facendo informazione, creando cultura e raccontando le esperienze sia positive che non.

Cuore centrale dell’evento è stata la proiezione di un video, realizzato dalle classi quinte dell’Istituto Martini, dedicato al “caso Sindona”. Questi studenti, su impulso di alcuni insegnanti e con l’appoggio del Dirigente dell’Istituto Paolo Rasera, hanno sintetizzato, col loro lavoro e serietà, quello spirito che Colombo e Ambrosoli vanno diffondendo nelle aule scolastiche di tutta Italia. Hanno saputo raccontare un evento storico italiano di notevole importanza e ancora oscuro per certi aspetti, con dovizia di particolari e attenzione ai fatti, riuscendo altresì a trasmettere una forte emozione, sia a chi quei fatti gli ha vissuti da vicino, sia a chi probabilmente fino a quel momento gli ignorava.

Notevole apprezzamento per il lavoro di documentazione e di produzione del video è venuto anche da Colombo e Ambrosoli che in due interventi consecutivi, hanno evidenziato come questa opera non sia cosa facile. L’impegno, ricorda Colombo, è presupposto essenziale per il vivere sociale. È quella linfa che permette di apprezzare le piccole cose. Da esse nasce la presa di coscienza, ricorda Ambrosoli, che ognuno di noi è in connessione all’altro e in un certo senso siamo responsabili, sì per noi stessi, ma anche per gli altri.

Da questa semplice, ma fondamentale formula, si può iniziare a parlare di legalità. Non come un groviglio di leggi sterili, ma come l’insieme degli atteggiamenti coscienziosi e rispettosi operati dalle persone, anche nelle cose apparentemente più insignificanti. Il mutamento vero è solo quello che ognuno di noi può operare dentro di sé, esaltando le virtù e non cedendo a delle prassi consolidate e intrinsecamente scorrette.

Per spiegare questo concetto viene più volte fatto riferimento, durante l’incontro, all’emblematico esempio del parcheggio per disabili. Il fatto che in quel momento sia libero, non legittima dal occuparlo anche per breve tempo se non si è disabili. Pensare esclusivamente alla nostra esigenza momentanea mentre si occupa quello stallo abusivamente, non è solo un comportamento contrario alla norma, ma ancora di più, è un atteggiamento che denota una profonda distanza da quello che è il mondo reale, cioè sempre in relazione. Le nostre azioni, anche se legittimate da una prassi e accettate dentro di noi, hanno sempre delle conseguenze verso gli altri. Sta a noi decidere se esse debbano essere, non tanto giuste o ingiuste, ma rispettose o meno della sfera altrui.