Insieme per la vita

Intervista ai responsabili di Delfino, S.A.D e F.A.I., cooperative unite per fornire l’assistenza domiciliare nella città di Trento

di Fabrizio Masi

Le cooperative sociali, fra i vari servizi svolti per conto di Enti Pubblici, offrono anche l’assistenza domiciliare, un servizio necessario per tutti quegli utenti, anziani e disabili che, senza un supporto, non sarebbero in grado di condurre una vita dignitosa. Piccole attività, a prima vista banali come lavarsi, mangiare, vestirsi o coricarsi, che, però, consentono agli utenti di non abbandonare il proprio domicilio abituale per una casa di riposo. Per il Comune di Trento questo incarico è ricoperto da ATI (Associazione Temporanea di Impresa) composta da Delfino, FAI e SAD, unite, attraverso una convenzione stipulata nel gennaio ‘07.

In occasione della riunione svoltasi l’8 gennaio scorso per delineare gli obbiettivi del 2008 e ufficializzare il cambio del responsabile dell’ATI (ora guidata da Diego Agostini, direttore SAD), abbiamo posto alcune domande ai dirigenti delle tre cooperative: oltre ad Agostini, i direttori di Delfino e FAI, rispettivamente Massimiliano Vario e Barbara Minelli.

Come sì è concluso l’anno 2007?

Barbara Minelli: Molto bene, sia a livello economico che della soddisfazione degli utenti. Abbiamo ricuperato vecchi valori e iniziative ormai abbandonate. Ad esempio, durante le ultime feste natalizie, la nostra cooperativa ha coinvolto due operatori domiciliari che, vestiti da babbi Natale, hanno distribuito dei pensierini nelle case. Sono piccoli gesti capaci, però, di dare l’idea dell’attenzione che rivolgiamo alle persone.

Quali sono gli obbiettivi per il 2008?

Diego Agostini: Le novità che intendiamo realizzare per arricchire un progetto assistenziale già molto importante, sono essenzialmente due. Il primo riguarda la costruzione di due questionari per monitorare la qualità raggiunta dal nostro servizio nell’ottica di un miglioramento continuo. Uno sarà rivolto al nostro committente istituzionale, il comune di Trento, ad esempio all’assessore alle politiche sociali e ai funzionari delegati al servizio, l’altro, commissionato ad un ente esterno, sarà sottoposto ai nostri assistiti. L’esito di questa ricerca ci permetterà di confermare o eventualmente riposizionare le strategie e gli investimenti per gli anni futuri.

Come cooperative offrite un servizio molto simile. Invece di collaborare saltuariamente avete mai pensato di fondervi?

D.A.: Potrebbe essere una proposta interessante, ma riteniamo che una delle ricchezze più grandi delle cooperative sia costituita dal senso di appartenenza. Al giorno d’oggi c’è la tendenza a pensare che se non si creano grossi gruppi si è destinati ad affondare! Siamo convinti che all’interno di piccole realtà ben strutturate i lavoratori e i collaboratori si identifichino di più e siano, perciò, maggiormente motivati, non solo a perseguire gli obiettivi dell’impresa, ma anche a costruire relazioni sociali. A mio avviso è un valore così importante che non può essere sacrificato solo per ragioni economiche.

In questa occasione avete presentato il vostro sistema informatico per la gestione degli operatori. Quanto è importante la tecnologia nel vostro lavoro?

D.A.: Molto di più di quanto si possa pensare! Soprattutto quando si gestisce una mole di lavoro veramente consistente e la gestione automatica riesce ad azzerare i possibili errori. L’investimento nella tecnologia e nella formazione deve essere costante negli anni. Per altro bisogna dire che il lavoro fatto finora ha permesso alle tre cooperative dell’Ati di Trento di posizionarsi ad ottimi livelli. Il confronto, ovviamente, è fatto con imprese cooperative impegnate nello stesso servizio.

Quanto conta, invece, il fattore umano?

B.M.: È fondamentale! Alla fine il nostro utente vede le caratteristiche umane che l’operatore riesce a trasmettergli. Noi possiamo cercare di formare le persone alla qualità del servizio ma, se non si ama questo lavoro, è dura andare avanti. Spesso ci si trova a contatto con casi veramente gravi, anche di persone allo stato terminale, ed è veramente difficile non farsi coinvolgere più del dovuto. Per questo motivo la formazione continua, anche con il supporto di una psicologa, si colloca all’interno dei vari processi di erogazione del servizio in forma permanente.