Un contrassegno “anti-furbetti”

L’ANGLAT presenta una proposta per eliminare l’utilizzo abusivo dei parcheggi riservati ai disabili

di Fabrizio Masi

Il problema del trasporto è fondamentale per un disabile fisico. Infatti, in mancanza di una totale abilità al movimento autonomo, l’uso del mezzo meccanico diventa immediatamente sinonimo di libertà e di un’uguaglianza che deve essere garantita a tutti i cittadini. Anche di questo si è parlato in occasione della conferenza indetta il 21 dicembre da ANGLAT (Associazione Nazionale Guida Legislazione Andiccapati Trasporti) per promuovere il progetto di riforma del contrassegno invalidi. La proposta, realizzata dalla sezione trentina dell’associazione, mira a modernizzare la legislazione in materia, che dal 1983, anno della sua regolamentazione, non è più stata modificata.

“Il tema è più che mai attuale” ricorda Marco Groff, Presidente della sezione provinciale, facendo riferimento al caso del licenziamento dell’ex-capo dei vigili di Roma in seguito all’uso improprio del contrassegno. Non certo un caso unico purtroppo: a chiunque, con problemi di deambulazione, sarà capitato di essere vittima del solito incivile che ritiene sufficiente avere un contrassegno, non importa di chi, per sistemare la macchina comodamente. Questo problema con gli anni è andato peggiorando e ad oggi si stima che il 60% dei contrassegni esposti sia impiegato abusivamente. Si va dall’utilizzo personale da parte di amici e familiari, all’esibizione di permessi scaduti, fino alla contraffazione degli stessi. Sono tali tipi di comportamenti da “furbetti”, concetto divenuto sfortunatamente diffuso nella nostra società, che rendono proibitivo l’approccio dei disabili, defraudati dei propri parcheggi, a una mobilità possibile.

Per arginare il fenomeno l’ANGLAT propone di intervenire su più fronti: aumentando le sanzioni civili e penali connesse all’utilizzo improprio del contrassegno e dei posteggi per invalidi, istruendo maggiormente gli Agenti delle Polizie locali sugli abusi in materia, attuando campagne di sensibilizzazione sul rispetto delle strutture riservate ai cittadini disabili (parcheggi, rampe, marciapiedi, attraversamenti pedonali, ecc.) e rivedendo i criteri medico-sanitari per la concessione dei permessi.

Quest’ultimo punto è sicuramente il più interessante, perché rappresenta una vera e propria falla legislativa all’interno del sistema che rende, di fatto, il contrassegno “un accessorio” rilasciato con troppa leggerezza. La normativa vigente (Articolo 188 del Codice della strada e articolo 12 del Decreto Presidenziale 503/96) prevede, infatti, che questo venga assegnato a persone affette da cecità totale o da una sensibile difficoltà di deambulazione, concetto soggetto alle più svariate interpretazioni. Molto spesso i contrassegni sono concessi a persone che non appartengono a questa categoria (diabetici, dializzati, sordomuti, disabili psichici, disabili motori agli arti superiori, ecc…), perciò la proposta si aspetta il rilascio solo a coloro che presentano reali deficit agli arti inferiori.

Purtroppo l’intero progetto è attualmente bloccato dall’articolo 74 della legge sulla privacy, secondo cui i contrassegni rilasciati a servizio di persone invalide devono contenere solo i dati indispensabili ad individuare l’autorizzazione rilasciata, senza l’apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la sua speciale natura. L’articolo è in controtendenza alla raccomandazione emanata dal Parlamento Europeo di uniformare la forma fisica del contrassegno per i disabili e rende difficoltosi i controlli della Polizia, in quanto ogni tipo di permesso è soggetto a diverse autorizzazioni (permanenti o temporanee). L’ANGLAT ha pertanto chiesto la sua modifica, proponendo in aggiunta l’inserimento all’interno del contrassegno di un microchip che permetta controlli automatici su validità e scadenza, impedisca la contraffazione e consenta un dialogo con i sistemi di telerilevamento installati nelle grandi città.

“E’ una questione di buon senso”, ci spiega il presidente nazionale dell’associazione Claudio Puppo, “Non vogliamo che vengano aumentati i posti per disabili, altrimenti si giungerebbe alla situazione paradossale di trovare più parcheggi riservati che quelli per i normodotati. Chiediamo però di essere rispettati e che non si abusi della nostra situazione”.

In tal senso risulta significativo l’adozione da parte del Comune di Trento di un cartello dissuasivo installato in aggiunta a quello dei posteggi per invalidi: Ora che hai preso il mio posteggio prenditi anche il mio handicap. Touchè.